Quousque ad libitum Tre mesi fa dedicammo uno dei nostri elzeviri alla discussa (oltre che discutibile) questione dei contributi pretesi dall’Enpals per i cantanti in sala d’incisione, augurandoci che qualche associazione di discografici – appoggiata da qualche studio legale agguerrito in materia – riconducesse alla ragione i burocrati dell’ente. Nessuno si è mosso, e a fine aprile il ministro del Lavoro Sacconi ha emanato un decreto al riguardo (pubblicato il 10 giugno sulla Gazzetta Ufficiale), con relativa tabella contenente le fasce di contribuzione determinate in base al numero dei supporti commercializzati: 43,85 Euro di compenso convenzionale per brano fino a 6 mila copie vendute, via via crescendo fino a 3.629,50 Euro per le oltre 200 mila. Di esenzione sotto una soglia minima, che vari esponenti politici avevano a suo tempo auspicato in 2.500 copie, non si parla proprio. Una volta di più gli operatori della nostra industria musicale subiscono in silenzio, magari fra sé pensando “vogliamo proprio vedere fino a che punto hanno il coraggio di brutalizzarci”, per poi lasciare il campo libero a polemiche e recriminazioni da bar o barberie. Tranquilli: c’è sempre un punto al di là di quello già raggiunto, ci sarà sempre un motivo ancora più fondato per polemizzare e recriminare.
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